AUDI CLAMOREM MEUM

 


Rosa Nigra Post Tenebras

Ti ho udita
nella curvatura
della luce—

così prossima
da alterare
il mio respiro.

Eppure
remota
come una costellazione.

Una disperazione
asintotica,

tesa
verso un punto

che esiste

senza concedersi.

Come due astri
vincolati
da una legge

anteriore
al tempo.

Si chiamano.

Si incurvano.

Si riconoscono.

E tuttavia
restano sospesi

a un intervallo
più sottile
di una carezza.

Di una soglia.

Di quel principio
che contempla
la propria stella—

incandescente
nel pensiero,

irriducibile
al tatto.

Così si manifesta.

Come brace
che trattiene
il proprio sole—

senza sapere
se il rosso
diverrà incendio.

Come traccia
che permane
sulle labbra—

quando il mare
è soltanto
memoria salina.

Ti avverto
ovunque.

Nella cavità
che il tuo nome
lascia aperta.

E io—

che porto
sul petto
la cicatrice
dell’aurora—

ho nelle ossa
la grammatica
della caduta.

La tua luce
non distrugge.

Riconfigura.

Perfino il buio
corregge
la propria forma.

Per questo
alcune anime
non si trattengono.

Continuano
a orbitarsi.

E ogni tua assenza
mi raggiunge

come radiazione
di un sole
estinto.

Ciò che non esiste più

continua
a deformare
l’universo.

Dietro di me
sboccia
una Rosa Nera.

Silenziosa.

Sacra.

Nel suo cuore
è inciso

il nome
dell’assoluto.

Ciò che viene
sfiorato—permane.

Ciò che si allontana—curva.

E nel curvare—consacra.

AUDI CLAMOREM MEUM.
ROSA NIGRA EX TENEBRIS FLORUIT.
LUX MEA IN TENEBRIS ARDET IN AETERNUM.

© Cursed_poet_lumen
✶ Deylel


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