De eo quod iam intravit et non recedit
De eo quod non redit
Adesso.
Fermati.
Non uscire.
Resta.
Nel petto.
C’è un punto.
Lo senti.
Non cercarlo.
È già lì.
Da prima.
Sempre.
Non si sposta.
Tiene tutto.
Come una stella nera
ferma
dietro lo sterno.
Il respiro entra—
si solleva
come acqua
contro una diga invisibile.
Si gonfia troppo.
Non scende.
Resta alto.
Il petto
non regge più.
Come cielo
prima del crollo.
E sotto—
quel punto.
Duro.
Perfetto.
Come una scheggia di quarzo
nella carne.
Più ti muovi
più si allinea.
Una linea
ti trova.
Sottile.
Ti attraversa
senza chiedere.
Dal petto
al basso ventre.
Una diagonale.
Precisa.
Il respiro
cede.
No—
si spezza.
E lì—
non respiri.
Non del tutto.
Una parte
resta fuori.
L’altra—
troppo dentro.
La carne
si tende.
Arco.
Carico.
Non parte.
Resta teso.
E allora—
si apre.
Una Rosa Nera.
Nel petto.
I petali
sono pieghe di buio
lucido.
Si schiudono
uno a uno.
Lenti.
Precisi.
Ogni apertura
ti sposta.
Il torace
si allarga.
Respiri meno.
Perché dentro
c’è più mondo
di quanto il corpo regga.
E per un attimo—
vedi.
Un corridoio.
Vuoto.
Una figura
di spalle.
Si allontana.
Non si gira.
E tu lo sai.
Non tornerà.
Una porta.
Socchiusa.
Non si chiude.
Non si riapre.
E non capisci
se sei tu
dentro
o fuori.
Non va via.
Resta lì.
E qualcosa
si stringe.
Qui.
Come una costellazione morta
che brilla ancora.
La Rosa Nera
continua ad aprirsi.
Ogni petalo
è più interno.
Il corpo
cede in curva.
Si dispone.
Come un’orbita
che non può deviare.
E tu—
non resisti.
Non cambia.
Stai coincidendo.
Con il punto.
Con la linea.
E cedi.
Ancora.
Più dentro.
Fino a quando—
non opponi più.
Nulla.
E allora—
capisci.
Non è entrata.
Era forma.
E tu—
dentro.
Da sempre.
E non esci.
Non ora.
Non dopo.
Non più.
Vocatio.
Quod intravit, non recedit.
Et manendo urget.
Lux mea in tenebra
© Cursed_poet_lumen — 2026
✶ Deylel

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